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Malalai Joya incontra gli studenti di Pordenone

 

“Attraverso l’istruzione si può avere la pace”. Così ha esordito Malalai Joya nell’incontro con gli studenti del liceo Grigoletti di Pordenone il 22 Marzo. La scrittrice e attivista viene da “una terra non ancora liberata: l’Afghanistan” e ci ha parlato della sua Nazione e di cosa significa vivere in una condizione di guerra permanente. Rifugiata in Iran, Malalai decise di ritornare nel suo Paese natale per insegnare a leggere e a scrivere clandestinamente perché il nuovo governo Talebano non glielo permetteva. Parlando di questo ha spezzato una lancia in favore del burqa: era sì un simbolo di oppressione ma grazie ad esso poteva portare i libri e il materiale scolastico di nascosto. L’attivista, determinata nell’andare avanti, sarebbe disposta a morire per garantire l’istruzione femminile. Questo modo di fare, però, non è rimasto inosservato: dal 2003, quando il nuovo governo Talebano ha deciso che era un “problema”, rischia la vita ogni giorno; non può stare più di una sera nello stesso alloggio ed é costretta a studiare a distanza a causa del rischio elevato.

Dopo averci raccontato il suo passato, Malalai Joya ci ha mostrato una fotografia nella quale c’erano i volti di coloro che si sono “ripuliti” (senza barba e vestiti in modo occidentale),  continuando però a comportarsi da fondamentalisti, e varie immagini di persone che recentemente sono rimaste vittime di quel governo corrotto. Uno degli episodi più gravi è stato l’attentato  all’attivista e riformista afghana Amida Barnak, fatta saltare in aria con la sua famiglia...

“Ci sono uomini che lottano un giorno e sono bravi, altri che lottano un anno e sono più bravi, ci sono quelli che lottano più anni e sono ancora più bravi,però ci sono quelli che lottano tutta la vita: essi sono gli indispensabili”. Con questa citazione è terminato l’incontro.

Marco Bortolussi, Liceo M. Grigoletti

 

Malalai Joya durante l'incontro